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I TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI tornano con SINDACATO DEI SOGNI (Album)

I Tre Allegri Ragazzi Morti ritratti da Ilaria Magliocchetti Lombi.
I Tre Allegri Ragazzi Morti ritratti da Ilaria Magliocchetti Lombi.

Ispirato, fresco, denso. Una calibrata e straordinaria sintesi stroboscopica. Una gemma. Queste sono le prime parole che traducono il passeggiare del cuore a braccetto col cervello per i sentieri di “Sindacato dei Sogni”, il nuovo disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Distribuito da Believe/Master Music in tutti i supporti – fatta eccezione per il nastro – il disco esce per La Tempesta Dischi. Va così ad impreziosire la raccolta di pubblicazioni indipendenti e libere dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che dal 2000 trovano riparo ne La Tempesta.
Tengo a questa premessa. Perché i Tre Allegri Ragazzi Morti, dal 1994 ad oggi hanno tracciato le orme di una strada volta a una ricerca artistica ed esistenziale profondamente libera, con tutti gli spigoli in cui questa parola rimbalza.

Preziosa, comunque, per tutta la scena musicale indipendente – e non popolare – che da dieci anni a questa parte suona sui palchi nazionali e nelle “terrific” turbe emozionali di questa generazione.
Davide Toffolo, del resto, vive l’arte a 360°. Non solo musicista, ma anche sapiente fumettista. Visionario e poliedrico. Suoi, per l’appunto, i ritocchi alla fotografia che ritrae la cover dell’album: un artwork che dell’occhio vuole la pupilla. I tre gatti in posa e ceramica pare si parlino in pensiero. Se non lo fanno, l’hanno fatto. Comunque, un riconoscimento è innescato, un assomigliarsi. D’altronde curiosity killed the cat, e loro sembrano pronti. E chissà che non domandino che questo, d’esser s-fogliati. Chissà che non lo domandiamo noi. Sicuramente, le undici reason d’etre di un lavoro che suona come “Una ceramica italiana persa in California” sono esplorazione della possibilità.
«Io sono te. Come puoi farmi luce?» o viceversa.

“Sindacato dei Sogni” è il nuovo disco dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ed esce oggi per La Tempesta Dischi.

Ha tanti watt, comunque, l’occhio di bue che scende sul disco.
“Caramella”, “Bengala” e “Calamita”: questi i tre brani che hanno anticipato l’uscita del disco e dato ai felini un probabile nome ciascuno. Già da loro, comunque, una parola/concetto sorge nella testa. È maturazione e manca spesso nel mio dire le cose. Sebbene creda, comunque, che a maturare sia solamente la frutta, mi pare che “Sindacato dei Sogni” possegga in sé delle età musicali. Come fosse, il disco, frutto di una coltivazione, di una fermentazione, di un vivere la musica che, se si fa matura, lo fa e pare sbocciare. Degli esordi relegati «al limite della follia», gli undici pezzi di “Sindacato dei Sogni” mantengono l’asse verticale di un baricentro autentico. Un asse che, come alla vite, sottende a ogni suo giro di morte felice un possibile e probabile volo. Questo ne è uno e undici insieme, mosso da un istinto.

Il “Sindacato dei Sogni” sta dicendo qualcosa. Di ogni racconto è fotografata una traccia. È un disco che viaggia. Che ha viaggiato e muove al viaggio. È andato in California, ha incontrato la vena viva dei The Dream Syndacate e l’ha riconosciuta. È nel titolo l’omaggio ed è finemente messo in mezzo. La ceramica si è persa anche a New York. Quella dove sorse, pazzesco, “Marquee Moon” dei Television. La traduzione delle tante lingue masticate da Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Massironi conta la firma di Matt Bordin, che ha registrato il disco in quattro sessioni estive. Di questa stagione si respira l’umido dell’ombra. Fa il fresco in “Bengala” e, a diversi gradi, ovunque ci sia stato del sole. Per questo è leggero della leggerezza come l’intese Italo Calvino. È evocativo, libero e al galoppo. Dove non si arrivano a vedere i motori, se ne respira il vento.

 

TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI

SINDACATO DEI SOGNI

25 gennaio 2019

La Tempesta Dischi | Believe, Master Music

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