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THE RAMBO: “Eravamo ossa e muscoli. Ora ci sono nervi. La pelle non ci interessa”

Il trio The Rambo.
Il trio The Rambo.
Diamo un caloroso benvenuto a Marsala dei The Rambo. Raccontami l’aneddoto più splatter che tenete nel cassetto della vergogna!

Ehilà, ciao! L’aneddoto più splatter non saprei, sicuramente abbiamo fatto diverse cazzate ma preferiamo continuare a fissare live ed evitare sputtanamenti (sghignazza).

Domanda forse sciocca, ma non resisto. The Rambo: perché questo nome?

Mah, direi per via del nome machista che è in antitesi rispetto a come ci presentiamo durante i live.
Sicuramente è un nome d’impatto, non trovi?

Certamente! Come siete arrivati a fare musica insieme? Venivate dallo stesso ambiente e background musicale?

Inizialmente eravamo un duo voce/chitarra e batteria. Poi la line-up si è modificata anno dopo anno.
Io e Bang, il batterista, ci conosciamo da tanti anni e abbiamo deciso di suonare insieme diventando The Rambo nel 2013.
Attualmente siamo un trio – doppia chitarra, voce e batteria – con background musicali abbastanza simili. Per tutti e tre il grande amore è stato il punk in tutte le sue forme. Ascoltiamo tantissima musica quindi si tratta di fare uscire i nostri background intossicandoli con le contaminazioni con cui siamo cresciuti individualmente negli anni. Influenze che vanno dal rock sperimentale al folk, dal blues all’hip-hop, dalla psichedelia all’industrial, dal noise al country.

Quanto importante è stata la città di Lodi nella vostra formazione e nella promozione della vostra musica, una volta assemblati?

Lodi è una città piccola e come spesso accade nelle piccole realtà “quasi-provinciali” le band sviluppano un bisogno comunicativo più forte e sentito rispetto alle città grandi.
Il lodigiano ha sempre avuto un grande giro di musicisti molto interessanti con sound piuttosto personali e radicalmente diversi gli uni dagli altri, lontani dalle mode del momento e con molta energia. Mi vengono in mente tantissime band lodigiane passate e presenti che hanno spaccato il culo: X-Mary, Serif’s, Satantango, MoRkObOt, Anatre Supreme, Yokotobigeri, The Great Saunites, Zolle, Filtro, Welles & The Seixip, Nazareno, Udo Caramba, MZKY.
Sulla promozione purtroppo mancano i locali che mantengano una continuità live. Questa è la grande pecca nonostante ci siano tantissime band a Lodi.

Visto il genere che esplorate, mi domando se abbiate mai suonato assieme a band o artisti che viaggiano su altre lunghezze d’onda. Se così fosse, me ne stupirei. Sbaglio?

Ma dipende cosa intendi per “genere che esplorate” e “band su altre lunghezze d’onda”.
Come la maggior parte delle band, spesso si divide il palco con altre che suonano generi diversi. Dal cantautorato al grindcore passando per tutti gli altri.
Personalmente, preferisco connubi eterogenei piuttosto che serate a tema. Mi rompo le scatole (non usa questo termine, ndR) a sentire tre ore solo di distorsioni, solo di chitarre acustiche o solo di delay.

Arriviamo al vostro terzo full-lenght, “The Past devours Everything”. Come siete arrivati a collaborare con un pezzo grosso come Nicola Manzan?

(Ride). Credevo che i pezzi grossi fossero altri!
Abbiamo suonato l’anno scorso insieme ai Bologna Violenta, gli siamo piaciuti e ha deciso di produrre il dischetto.
Per quanto riguarda la collaborazione sonora invece abbiamo selezionato amici e musicisti che ci piacciono e fatto suonar loro alcune parti. Su un pezzo abbiamo pensato a Nicola perché credevamo fosse la persona giusta.
Ha fatto un bellissimo arrangiamento secondo noi, e si è dimostrato una persona valida, disponibile e molto piacevole. Poi se di nascosto violenta i bambini questo non te lo so dire (sogghigna).

La decisione di infoltire la line-up della band con una seconda chitarra è stata dovuta a necessità compositive? Oppure, com’è successo che Capa de Sangre abbia fatto il proprio ingresso nei The Rambo?

Ci è sempre piaciuto il suo modo free di suonare rock e abbiamo pensato che l’unica chitarra che potesse inserirsi fosse la sua, davvero. Un basso o un’altra chitarra probabilmente avrebbe dato pienezza e colore ma non lo stesso pathos. Eravamo ossa e muscoli, ora ci sono anche i nervi. La pelle non ci interessa.

Trovo il titolo “The Past devours Everything” di natura filosofica. Sono pazza?

Ti ringrazio del complimento! No non sei pazza (ride). Per quanto mi riguarda “The Past Devours Everything” è un viaggio di up and down tra la speranza, la rassegnazione, la rabbia e l’adattamento. Il passato divora inevitabilmente qualsiasi cosa. Poi sta a te ritrovarti o meno, come un film che guardi o un libro che leggi. Non vogliamo comunicare nulla di specifico. Sono mini racconti di poche righe, frasi cantate in loop o mantra che avevo scritto. Quello che ci senti me lo dirai tu se capiterai a un nostro live!

Sicuro! Invece qual è, il concerto che i The Rambo non possono perdersi assolutamente?

Bella domanda a cui fatico nella risposta. IL concerto allora ti direi Nick Cave and the Bad Seeds.
Altri concerti ti direi Wolf Eyes, Boredoms, Uochi Toki, Father Murphy, OvO, Acid Mothers Temple, Tom Waits, Oneida, Art Ensemble of Chicago, Masada, King Crimson, Einstürzende Neubauten, Marc Ribot, Robert Wyatt, Doomsday Student.

Ti lascio. Sulla scia di John Rambo che dice: “non ho amici tra i civili”, ti passo la palla da girare ai lettori! Grazie della disponibilità.

Grazie a te! E beato John che non aveva amici tra i civili.

THE RAMBO – The past returns –

Montaggio e regia di Luca Dosi

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