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GIACOMO BALDELLI e le sue inquietanti ELECTRIC CREATURES (Album)

Una foto promozionale di Giacomo Baldelli per "Electric Creatures".

“Electric Creatures” è il nuovo album di Giacomo Baldelli. L’ho ascoltato diverse volte ma continua a non essermi chiara l’idea pionieristica che questo autore ha della musica contemporanea. Ma partiamo dall’inizio. Giacomo Baldelli, uno dei chitarristi più completi della sua generazione, negli ultimi anni di permanenza a New York ha intrapreso un viaggio. Un viaggio alla ricerca di un nuovo sound, che rappresentasse una musica che si estranea dalla cultura moderna pop rock. Un album estremo, avanguardista, che potrebbe essere considerato alla stregua del trash da un’ascoltatore poco esperto.

“Electric Creatures” si apre con “And Watch” e con il cameo di Kate Soper, che ripete incessantemente “I cast the fire upon the world and watch, I am guarding it until it blazes” (“Ho appiccato fuoco al mondo, e guardate, lo curo finché attecchisce”). Le frasi si ripetono in un continuo delay, che sarà la chiave di volta del secondo brano “Until it Blazes”. Probabilmente questa frase è ciò che dà veramente un senso all’intero lavoro, che si sviluppa in un viaggio sperimentale tra le sonorità della chitarra elettrica. “Until it Blazes” è una traccia di oltre 11 minuti composta con il supporto di due delay analogici che lasciano sovrapporsi le poche note presenti. La melodia è rappresentata da pochi e quasi invisibili accenti che si palesano di tanto in tanto nel brano.

“Three electric creatures” si divide in tre momenti. Il primo prevede una composizione di assolo con sonorità Led Zeppelin, interpretato con scale improbabili e note discordanti. Violento e aggressivo, non molla la presa neanche un secondo. Il secondo momento invece prevede una serie di armonici per chitarra dissonanti tra loro, a prova di una sperimentazione che va oltre la mera composizione classica. Il terzo momento rappresenta un mix delle due sonorità precedenti, come alla ricerca di un’unione tra due mondi apparentemente separati. Un trittico, quello contenuto nel quasi omonimo album di Giacomo Baldelli che potrebbe tranquillamente essere colonna sonora di un horror di tutto rispetto.

I suoni violenti e incisivi della chitarra di Giacomo Baldelli causano un senso di disagio nell’ascoltatore di “Electric Creatures”.

Segue “Two”, un brano in cui la traccia elettronica viene creata sui campionamenti del suono della chitarra stessa, con armoniche inusuali e sperimentali. “Grab-it” invece rimane il lavoro, a mio parere, più significativo dell’album, nonché rifacimento del brano più celebre dell’olandese Jacob TV. La composizione fa parte del repertorio boombox, dove spezzoni di interviste e dialoghi vengono campionate e rimontate in una sorta di rap virtuale. In questo caso si tratta di registrazioni di interviste a detenuti condannati alla pena capitale. Anche qui i suoni violenti e incisivi della chitarra di Giacomo Baldelli portano un senso di disagio all’ascoltatore, che non si aspetterebbe mai di ascoltare una traccia di tale composizione, dando consapevolezza al valore della vita.

“Slow Earth” chiude il lavoro. È stato decisamente, assolutamente, il mio brano preferito in tutto il lavoro concettuale di Giacomo Baldelli. Un muro di suono composto da 11 chitarre e 8 bassi elettrici che vanno a sovrapporsi alla melodia, lasciando un ché di straziante. “Electric Creatures” è veramente quello che promette di essere. Uno zoo di creature elettriche, ognuna con un suo tratto distintivo e un suo carattere. Il lavoro di un artista che non ha la minima paura di esporsi al mondo con la sua idea innovativa della musica moderna, che piaccia o no. Personalmente avrei avuto il terrore di pubblicare un album simile, ma la forza di questo lavoro sta proprio nel coraggio.

 

GIACOMO BALDELLI

ELECTRIC CREATURES

30 novembre 2018

Sussidiaria | Audioglobe

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